Mattina

La mia mattina.

Blue skies smiling at me..nothing but blue skies, do I see……

Non ho ancora capito se usare una delle mie canzoni preferite come suoneria per la sveglia sia o meno stata una buona scelta. O forse l’ho capito e non voglio ammettere che comincio ad odiarla quella canzone. E pensare che fino a qualche tempo fa, ogni volta che la sentivo pensavo ai colori, al calore, l’odore d’estate……bei tempi quelli. Ora quando sento quel rumore, la prima cosa che vedo è il bianco del soffitto sfocato aprendo gli occhi. Li richiudo canticchiando fra me e me. Non mi va di alzarmi. Mi rigiro su un fianco alla ricerca del “mio” odore e lo trovo subito, sempre li. Sorrido, va già meglio.

Il tempo è prezioso penso..”è tardi è tardi!” direbbe il Bianconiglio.

Tra una maglietta ed un calzino, un morso alla crostata non me lo toglie nessuno. Due sorsate di thé, lasciato poi li sul tavolo che la sera torni a casa e come tutti i giorni ti ha macchiato la tazza e giù a strofinare per levare i segni della fretta.

Esco in strada, affollata come sempre di persone, e di gabbiani che dall’alto osservano i sacchetti colmi di verdure aspettando che qualcosa ne esca cadendo a terra.

Cerco di ricordarmi dove ho messo la macchina…brutta storia la routine. Ti confonde le idee su quello che è passato e quello che è presente. Mescoli i giorni, perdi la cognizione del tempo. Quando è stata l’ultima volta che ho preso la macchina? Ah si quella sera che siamo andati a casa di Giulia e abbiamo incontrato Andrea che era tanto che non si faceva vedere, chissà perché ogni tanto sparisce nel nulla quell’uomo… Eccola! Ho trovato la macchina, salgo e la mente si resetta. Dove andiamo? A lavorare, e dove altrimenti. Posteggio, caffè e sigaretta al sole. A volte non è così male la routine! Quei cinque minuti di relax con il calore che ti entra a fondo nelle ossa sono una goduria. Fumare fa male. Questo lo sappiamo tutti, ma ogni fumatore concorderà con me che quel piccolo lasso di tempo é veramente prezioso.

Salgo le scale, apro la porta, saluto con un rapido “buongiorno” mentre mi siedo ed accendo il pc.

Si illumina la stampante. Sbuffa.

Emette qualche rumore meccanico di quelli striduli che ti affaticano le orecchie ancora dormienti e stampa un foglio.

Lo prendo, c’è scritto “Buongiorno un corno!”. “Siamo nervosette” penso tra me e me.

“Cosa c’è che non va?” Le chiedo.

Rumori brevi stavolta, ne esce un foglio bianco.

“Testarda capricciosa che non sei altro! Sputa il rospo, che me ne faccio di un foglio vuoto?! non puoi startene sulle tue per tutto il giorno!”

Qualche rapido rumore di assestamento e poi il nulla. Silenzio.

“Fai pure, peggio per te” Penso.

Indifferenza. E’ proprio vero che l’indifferenza è peggiore di qualsiasi insulto. Ma non posso darla vinta a lei, è una stampante!

Dirigo il mio sguardo altrove, fascicolo, controllo la posta, mi soffermo a scegliere la penna più morbida finché ad un tratto..”Zit Zit, Zap, Zat, Drrr, Drrrr”.

Alzo gli occhi e vedo i suoi, iniettati di un rosso elettronico, “ci siamo” penso.

Esce un foglio, due, tre, dieci, cento.. mi avvicino immaginando che deve avercela su per qualcosa di veramente grave e che ne avrò per molto a leggere tutta quella roba…duecento, trecento, cinquecento, mille. E’ inarrestabile.

Cerco il primo foglio, se voglio capirci qualcosa devo pur partire dall’inizio!

I fogli cominciano a cadere uno dietro l’altro dal vassoio, ne prendo alcuni.

Li guardo. Simboli, solo simboli, non una parola.

Ne prendo altri, ancora simboli.

Li osservo stupita mentre lei continua a stampare senza sosta.

“Non ne verrò mai a capo” penso.

Simboli su simboli, differenti uno dall’altro ma disperatamente uguali nel significato, nullo. Concentrata a decifrare quei pochi fogli che tengo in mano, non mi accorgo minimamente di quello che sta succedendo intorno a me, ma qualcosa, forse una sensazione, mi porta a spostare lo sguardo verso ciò che mi circonda.

Fisso il vuoto, vuoto per modo di dire, in tutta la mia vita non ho mai avuto tanta compagnia nello stesso istante, credo. Milioni e milioni di caratteri si sono staccati dalla carta e ora stanno fluttuando nell’aria, davanti ai miei occhi increduli, formando vortici di inchiostro e chissà, forse anche messaggi a me del tutto incomprensibili.

Si muovono incessantemente con una rapidità che mi fa girare la testa, provo a seguirli, a toccarli, ma come fossero stormi di minuscoli uccelli neri, appena allungo una mano e mi avvicino a loro, cambiano direzione esibendosi in danze  sontuose. Comincio a pensare di avere le traveggole, e mi chiedo quale sia l’espressione stampata sul mio viso di fronte ad uno spettacolo del genere.

Si muovono da una stanza all’altra, li inseguo, li chiamo.

“Ehi voi, mi sentite?! Cosa state facendo, cos’è che volete dirmi? Fermatevi un attimo, vi prego!”

Sono sordi. Oppure estremamente scortesi.

Continuano a danzarmi intorno quasi volessero prendersi gioco di me, ma non rispondono.

Mi passano tra i capelli, sotto le gambe, mi sbeffeggiano avvicinandosi al mio naso per allontanarsi ad una velocità che neanche lo sguardo riesce a cogliere.

Vortici, ipnotizzata non riesco a staccare gli occhi. Ancora vortici, mi gira la testa. Chissà se gli altri stanno vedendo quello che vedo io o se sono stata chiaramente colta da pazzia improvvisa, non ricordo neanche se ero sola, chi c’era con me? “li vedete?” comincio a chiedere, “li vedete anche voi?” a voce sempre più alta. La testa gira, si avvicinano, mi avvolgono, gira, gira, dove sono, chi siete, la testa vuota, un rumore.

Blue skies smiling at me… nothing but blue skies, do I see.


 

 

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6 pensieri su “Mattina

  1. kurzundknapp

    What a wonderful novel, what a wonderful poem!

    Sei veramente una poeta. Mi piace tantissimo questo articolo e sono un pò (no, tanto) gelosa di non poter scrivero si bello come te. Che ne pensi … posso “rubare” questo testo e metterlo sul mio blog? Cosi faccio la pubblicità per te ed io avrebbero finalmente una bella poesia sul mio blog 🙂 (scherzo)

    Sono molto fiera di te!

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